sabato 22 settembre 2018

#addictedrockandbook - Pretty Guadian Sailor Moon + Not Gonna Die

Un buon sabato a tutti voi cari lettori, so che per alcuni di voi questa è stata la prima settimana di ritorno a scuola. Com'è andata?

Come sapete il sabato è dedicato alla rubrica Addicted Rock and Book, e questa volta voglio parlarvi del manga Sailor Moon. Protagonisti anche questa volta è il gruppo musicale Skillet con la canzone Not Gonna Die.

Titolo: Pretty Guardian Sailor Moon
Autore: Naoko TaKeuchi
Genere: Manga
Canzone associata: Not Gonna Die
Gruppo musicale: Skillet
Genere: Rock

Dopo la prima pubblicazione del 1995, Star Comics rilancia le magiche avventure della paladina della giustizia più amata di sempre. Un'accurata revisione dei testi e nuovi adattamenti per tornare a combattere contro il male al fianco delle mitiche guerriere Sailor. Usagi è una quattordicenne che conduce una vita allegra e spensierata come tante sue coetanee. Tuttavia, il giorno in cui s'imbatte in una misteriosa gattina parlante di nome Luna, comincia per lei un'avventura sconvolgente: scopre infatti di essere Sailor Moon, guerriera dell'amore e della giustizia dotata dei poteri della Luna, e di avere sulle spalle il destino dell'intero pianeta.

Questo gruppo musicale è già stato protagonista di questa rubrica proprio a quella che potremmo definire inaugurazione. Devo ammettere che vedrete le canzoni di questo gruppo più di una volta in compagnia di un libro. Ma adesso, parliamo di questo manga.

Chi non conosce la storia di Usagi, meglio conosciuta come Bunny? Ammettetelo, quanti di voi sono andati su youtube a trovare i famosi AMV dedicati a questo anime? Io lo facevo con Dragon Ball. Oggi, fate finta di star guardando un AMV sotto le note di Not Gonna Die. Perché ho scelto questa canzone? Questa canzone parla di lotta, il desiderio di non morire ma di aprire gli occhi e combattere. Di non lasciarsi schiacciare dal mondo e non perdere chi si ama. Ecco, in questa canzone ci vedo benissimo Usagi, la nostra cara Sailor Moon in tantissime occasione: quando cerca di salvare il suo amato Mamoro (Marzio), quando le sue amiche Sailor uno alla volta vengono rapite da Black Moon.

No, not gonna die tonight, 
We're gonna stand and fight forever. 
(Don't close your eyes). 
No, not gonna die tonight, 
We're gonna fight for us together. 
No, we're not gonna die tonight,
No, non moriremo stanotte, Resisteremo e combatteremo per sempre. (Non chiudere gli occhi). No, non moriremo stanotte, Dobbiamo lottare per noi insieme. No, non moriremo stanotte 
Un'altra cosa che mi ricorda molto Sailor Moon è la parte della canzone dove parla di liberarsi dall'influenza, dal controllo. Un potere che Sailor Moon possiede e che più di una volta ha utilizzato. 
Break their hold, 'Cause I won't be controlled. They can't keep their chains on me. This is how it feels when you take your life back, This is how it feels when you finally fight back
Spezzo la loro influenza, Perché non sarò controllato. Non possono tenermi in catene.È così che ci si sente quando ti riprendi la vita, è così che ci si sente quando finalmente reagisci 
Appuntamento a sabato prossimo con un nuovo libro e una nuova canzone! 

venerdì 21 settembre 2018

[Review Party] Forse la felicità - Egidio Mariella


Un nuovo giorno, una nuova recensione. Il mese di settembre come avete visto è un mese pieno di novità. Quella di oggi riguarda un autore emergente il cui libro vi lascerà senza fiato: Forse la felicità di Egidio Mariella.


Titolo: Forse la felicità
Autore: Egidio Mariella
Genere: Narrativo
Formato: Cartaceo
Pagine: 271
Prezzo: 6,99
Punteggio: 5/5
Link di acquisto: Amazon

Non c'è spazio per i sogni, lo sa bene Alessio, che ha smesso di credere in qualunque cosa. Non c'è tempo per arrendersi, lo sa bene Luca, che al destino non intende concedere alcuna libertà. Sullo sfondo della loro amicizia si apre uno scontro che sembra non avere né vinti né vincitori, mentre sui ricordi sparsi nella loro casa di periferia si accumula, senza sosta, quel sottile strato di polvere, all'apparenza innocuo, ma in realtà destinato a soffocare anche ogni loro desiderio. Eppure i sogni non muoiono mai. A volte, semplicemente, passano di mano.

Sarò sincera. E' stato difficile per me stilare una recensione per questo libro. Non perché non mi sia piaciuto, altrimenti come le spiegate quel punteggio pieno? Dico così in quanto difficile è spiegare tutto ciò che ho provato nel leggere questo libro, pagina dopo pagina. Quindi, in questo articolo, io voglio parlarvi di Luca e Alessio e della loro amicizia.


I due sono i protagonisti di questa storia, ma il vero tema centrale di questo libro è l'amicizia e la vita. L'amicizia quella speciale, vera e pura tra Alessio e Luca: il primo disoccupato in cerca di occupazione e con una storia d'amore finita alle spalle, la cui delusione è così tanta da non sperare più di trovare il vero amore e, forse, trovare la felicità. Luca, invece, è l'esatto opposto di Alessio quello che sogna a occhi aperti, quello che la felicità la vuole trovare e la vuole tenere con sé. In modo diverso i due riescono a trovarla, ovviamente con i suoi alti e bassi.

Questo è un libro con un grande insegnamento nascosto tra le righe. E' un libro che ti fa emozionare, ti fa sorridere. A volte sei d'accordo con il pensiero di Alessio, altre sei d'accordo con ciò che pensa Luca. A volte sei lì a maledire il corso degli eventi e sperare che tutto si possa sistemare. Si rimane incantati dalla dialettica che l'autore utilizza in questo libro, in particolare le innumerevoli riflessioni con sfumature filosofiche che ti fanno pensare e riflettere, e anche tanto. Un libro che rispecchia anche la realtà dei giorni d'oggi, come ad esempio la fatica nel trovare lavoro, gli equivoci, le delusioni e il futuro.

Due personaggi sicuramente da ammirare e che alla fine finirete per amare entrambi, nonostante abbiano caratteri contrastanti tra loro. Vi ritroverete ad amare la loro storia di amicizia, quasi a invidiarla. Vi ritroverete immersi in un libro ricco di frasi bellissime, che come già detto vi faranno riflettere. Vi ritroverete a sorridere alle frasi divertenti dei due personaggi. E seppur il finale mi ha lasciato a bocca aperta e ancora incapace di digerire il tutto, il libro è perfetto.



martedì 18 settembre 2018

[BLOG TOUR] Il principe Crudele - Incipit

Buongiorno cari lettori! Ieri è iniziato il Blog Tour dedicato a un libro la cui uscita è tanto attesa: Il Principe Crudele. Se vi siete persi la prima tappa, allora dovete assolutamente andare sul blog di Le passioni di Brully. Di seguito vi lascio il calendario per non perdervi le successive tappe:


Come da calendario, oggi si farò leggere una parte del libro: il prologo! Buona lettura!

PROLOGO

In una pigra domenica pomeriggio, un uomo con un lungo paltò scuro indugiava davanti a una casa affacciata su una strada alberata. Non aveva parcheggiato l’auto e non era venuto in taxi. Nessun vicino lo aveva visto camminare sul marciapiede. Era spuntato così, come un’ombra. 
L’uomo si diresse verso la porta e alzò il pugno per bussare. In casa c’era Jude, seduta sul tappeto del salotto che mangiava bastoncini di pesce mollicci scongelati al microonde e con una spalmata di ketchup sopra. Taryn, sua sorella gemella, stava pisolando sul divano, raggomitolata in una coperta con il pollice sporco di succo di frutta in bocca. All’altro capo del divano c’era Vivienne, la sorella maggiore, che guardava la tivù; con le sue strane pupille verticali seguiva il topo del cartone che scappava dal gatto e ogni volta che stava per essere mangiato, lei rideva.
Vivi era diversa dalle altre sorelle maggiori, ma anche dalle sue sorelle Jude e Taryn, che avevano sette anni ed erano identiche, stessi capelli lunghi castani e stesso viso a forma di cuore. Eppure, per Jude, gli occhi di Vivi e le sue pelose orecchie a punta erano meno strani che essere la copia di qualcun altro. E pur avendo notato che qualche volta i bambini del vicinato evitavano Vivi o i loro genitori parlavano di lei a voce bassa e preoccupata, Jude non ci faceva caso. I grandi erano sempre in pensiero, sempre a bisbigliare…
Taryn sbadigliò e si stiracchiò, spingendo la guancia sul ginocchio di Vivi. Fuori splendeva il sole e l’asfalto della strada era rovente. Arrivavano il ronzio dei tagliaerba e gli schiamazzi dei bambini che si tuffavano nelle piscine in giardino.
Papà era nella casetta dove aveva la sua forgia, la mamma in cucina a cuocere gli hamburger. Tutto sempre uguale. Tutto tranquillo.
Quando sentì bussare, Jude si alzò di scatto per andare ad aprire. Sperava che fosse una delle bambine di fronte che voleva giocare ai videogiochi o che la invitava a fare un bagno dopo cena.
Sullo zerbino torreggiava un uomo alto e la guardava. Con quel caldo, indossava un pastrano lungo di pelle marrone. Le scarpe erano d’argento e fecero un suono vuoto quando varcò la soglia. Jude alzò lo sguardo verso quel volto ombroso e rabbrividì.
«Mamma» gridò. «Mammaaaaaaaa… C’è gente!» Sua madre arrivò dalla cucina, asciugandosi le mani sui jeans, e quando vide l’uomo, sbiancò. «Vai in camera tua!» ordinò a Jude con una voce che faceva paura. «Subito!»
«Di chi è questa bambina?» chiese l’uomo indicando Jude. Aveva uno strano accento. «Tua? Sua?»
«Di nessuno» rispose la madre senza nemmeno guardare la bambina. «Non è figlia di nessuno.»
Non era così. Jude e Taryn erano la copia del padre. Lo dicevano tutti. Fece qualche passo verso la scala, ma non voleva stare da sola in camera sua. “Vivi” pensò Jude. “Vivi saprà chi è quell’uomo alto. Vivi saprà cosa fare.”
Ma era come se non potesse muoversi. «Ne ho viste tante di cose impossibili» disse l’uomo. «Ho visto la ghianda prima della quercia. Ho visto la scintilla prima della fiamma. Ma non ho mai visto una cosa del genere: una morta vivente. Una bambina nata dal nulla.»
Alla mamma mancavano le parole. Il suo corpo tremava per la tensione. Jude avrebbe voluto prenderle la mano e stringergliela, ma non trovò il coraggio. 
«Non avevo creduto a Balekin quando mi aveva detto che ti avrei trovata qui» disse l’uomo, con voce più gentile. «Le ossa di una donna mortale e di sua figlia mai nata rinvenute fra le ceneri di casa mia erano convincenti. Sai cosa significa tornare dal campo di battaglia e trovare tua moglie e la tua unica erede morte? Trovare la tua vita ridotta in cenere?»
La mamma scuoteva la testa non per rispondergli, ma come se stesse cercando di scuotersi di dosso quelle parole. 
L’uomo fece un passo verso di lei e la mamma arretrò. C’era qualcosa che non andava nella gamba di quell’uomo alto. La muoveva con rigidità, come se gli facesse male. La luce nell’entrata era diversa e Jude notò la sua strana pelle verdastra e i denti inferiori che sembravano troppo grandi per la sua bocca. 
E vide che i suoi occhi erano come quelli di Vivi. 
«Non sarei mai stata felice con te» gli disse la mamma. «Il tuo mondo non è fatto per quelli come me.» 
L’uomo alto la osservò a lungo. «Avevi fatto la tua promessa matrimoniale» le disse finalmente. Lei alzò il mento. «E poi l’ho rinnegata.» L’uomo guardò Jude e la sua espressione si indurì. «Che valore può avere la promessa di una moglie mortale? Immagino di avere trovato la risposta…» 
La mamma si girò e lanciò un’occhiata a Jude che andò subito in salotto. 
Taryn dormiva ancora. La televisione era ancora accesa. Vivienne alzò gli occhi semichiusi da gatto. «Chi era alla porta?» domandò. «Ho sentito discutere…» 
«Un uomo spaventoso» le disse Jude senza fiato pur non avendo corso. Il cuore le batteva forte. «Dovremmo andare di sopra.» 
Non le importava se la mamma aveva ordinato solo a lei di andare di sopra. Non ci sarebbe mai andata da sola. Con un sospiro, Vivi si srotolò dal divano e svegliò Taryn. Ancora addormentata, la gemella di Jude le seguì in corridoio. 
E quando si avviarono verso i gradini coperti di moquette, Jude vide suo padre che rientrava dal giardino. Impugnava un’ascia forgiata con le sue mani su modello di una scure che aveva visto in un museo islandese. Non era strano vedere suo padre con un’ascia in mano. Lui e i suoi amici amavano le armi antiche e adoravano parlare della “cultura materiale” e inventarsi fantastiche spade da forgiare. La cosa strana era come impugnava l’ascia, come se stesse per… 
Scagliarla contro l’uomo alto. 
Non aveva mai alzato un dito su Jude o sulle sue sorelle, nemmeno quando l’avevano fatta grossa. Non avrebbe fatto del male a una mosca. Non lo avrebbe fatto e basta.
E invece. E invece. 
L’ascia passò sopra l’uomo alto e colpì lo stipite della porta. 
Taryn emise uno strano gemito stridulo e si portò le mani sulla bocca. 
L’uomo alto estrasse un’arma ricurva dal pastrano di pelle. Una spada, come nei libri di fiabe. Papà stava cercando di estrarre l’ascia dallo stipite quando l’uomo gli affondò la spada nella pancia e poi la spinse verso l’alto. Papà cadde sul tappeto dell’entrata, quello per cui la mamma ci sgridava sempre quando lo sporcavamo di fango. 
Il tappeto che stava diventando rosso. 
La mamma gridò. Jude gridò. Taryn e Vivi gridarono. Tutti gridavano, tranne l’uomo alto. 
«Vieni qui» disse guardando Vivi. 
«Ttt-tu sei un mostro!» gli urlò la mamma andando verso la cucina. «È morto!» 
«Non scappare da me» le disse l’uomo. «Non dopo quello che mi hai fatto. Se scappi ancora, ti giuro che…»
Ma lei scappò. Aveva quasi girato l’angolo quando la lama la colpì nella schiena. Si accasciò sul linoleum e con le braccia fece cadere le calamite dal frigo. 
L’aria sapeva di sangue, come metallo rovente, umido. Come quelle pagliette che la mamma usava per pulire le pentole dal cibo che restava attaccato. 
Jude corse verso l’uomo e lo prese a pugni nel petto, a calci sulle gambe. Non ebbe nemmeno paura. Ebbe la sensazione di non provare niente. 
L’uomo non fece caso a Jude. Per un lungo momento rimase lì impalato, come se non riuscisse a credere a quello che aveva fatto. Come se volesse annullare gli ultimi cinque minuti. Poi cadde in ginocchio e prese Jude per le spalle, le immobilizzò le braccia sui fianchi in modo che non potesse più colpirlo, ma senza nemmeno guardarla. 
Lui guardava Vivienne. 
«Ti hanno portata via da me» le disse. «Sono venuto per riportarti nella tua vera casa, nella Terra degli Elfi, sotto la collina. Laggiù sarai ricca oltre ogni misura. Laggiù starai con i tuoi simili.» 
«No» gli disse Vivi con la sua vocina triste. «Io con te non andrò da nessuna parte.»
«Io sono tuo padre» le disse con voce severa, come una frustata. «Tu sei la mia erede e il sangue del mio sangue e mi ubbidirai ora e per sempre.» 
Vivi rimase immobile con la mascella contratta. 
«Tu non sei suo padre!» gli gridò Jude. Anche se aveva i suoi stessi occhi, Vivi non lo avrebbe mai ammesso con se stessa. 
L’uomo le strinse le spalle e Jude emise un guaito soffocato, ma sostenne il suo sguardo con aria di sfida. Vinceva sempre nelle gare di sguardi. 
Lui distolse lo sguardo e si girò verso Taryn in ginocchio, che singhiozzando scuoteva la madre come se volesse svegliarla. La mamma non si muoveva. Mamma e papà erano morti. Non si sarebbero mai più mossi. 
«Io ti odio» proclamò Vivi all’uomo alto con una cattiveria di cui Jude si compiacque. «Io ti odierò sempre. Lo giuro.» 
L’uomo rimase impassibile. «Comunque sia, tu verrai con me. Prepara queste piccole umane. Bagaglio leggero. Partiremo prima che faccia buio.» 
Vivienne gli disse a testa alta: «Lasciale stare! Se proprio devi, prendi me, ma non loro.» 
Lui guardò Vivi e poi sbuffò. «Saresti pronta a proteggere le tue sorelle da me, non è così? E dimmi, dove le manderesti?» Vivi non rispose. Non avevano né nonni né parenti. O almeno, nessuno che conoscessero. 
Lui guardò di nuovo Jude, le lasciò le spalle e si rialzò. 
«Sono figlie di mia moglie e dunque ricadono sotto la mia responsabilità. Sarò crudele, sarò un mostro e un assassino, ma non mi sottraggo alle mie responsabilità. E tu non dovresti sottrarti alle tue, essendo la maggiore.» 
Anni dopo, quando Jude si raccontava la storia di quello che era successo, non ricordava la parte in cui preparavano le loro cose. Era come se lo choc avesse completamente cancellato quell’ora. Vivi doveva essere riuscita a trovare le valigie, doveva averci messo dentro i loro libri e i loro giochi preferiti, le fotografie, i pigiami, le giacche e le magliette. 
O forse Jude si era preparata la valigia da sola. Non se lo ricordava. 
Non riusciva a capacitarsi di come ci fossero riuscite, con i cadaveri ancora freschi dei genitori al piano di sotto. Non riusciva a immaginarsi come si fosse sentita e con il passare degli anni non riuscì più a provare quella sensazione. L’orrore di quegli omicidi sfumò con il tempo. I ricordi di quel giorno si fecero sfocati. 
Un cavallo nero stava brucando l’erba nel prato quando uscirono. Aveva gli occhi grandi e mansueti. Jude avrebbe voluto buttargli le braccia al collo e premergli la faccia bagnata sulla criniera setosa. Ma prima che lo facesse, l’uomo alto caricò lei e sua sorella Taryn di traverso sulla sella, come se fossero dei bagagli più che delle bambine, e si mise Vivi dietro. 
«Reggetevi forte!» disse. 
Jude e le sue sorelle piansero per tutto il viaggio fino al mondo magico.